Se ne dicono tante, anzi troppe, su skating e antiskating; il risultato? La confusione sull’argomento regna sovrana.
Per valutare in maniera appropriata da cosa è determinata la grandezza vettoriale che chiamiamo skating e la conseguente impostazione di un corretto antiskating, ritengo l’unico procedimento degno di nota sia quello che suggerisce l’uso del disco liscio.
Forse starò facendo un’affermazione che non incontrerà il favore dei più, tuttavia la materia, riguardo l’argomento che di seguito tratterò, offre svariati spunti di riflessione.
Aggiungo, però, giusto per non creare equivoci, che altrettanto valido risulta il settaggio dell’antiskating mediante l’uso del disco test abbinato all’oscilloscopio; tuttavia quest’ultimo determina il coretto settaggio solo su settori limitati del disco, in quanto tutti i dischi test hanno inciso il segnale su una ridottissima porzione della loro superficie.
A tal proposito, ritengo che tutti i settori dell’area incisa rivestano la stessa importanza al fine della determinazione del corretto antiskating.
- PREMESSA
Cominciamo con le teorie (mai verificate) dei tanti denigratori del disco liscio:
- Quest’ultimo non sarebbe adatto per determinare precisamente il valore skating, (l’antiskating è solo una grandezza vettoriale uguale e contraria, ossia l’esatta antagonista della forza skating), in quanto l’assenza del solco e della modulazione toglierebbe qualcosa alla forza di pattinaggio (che rammento si verifica ugualmente anche in assenza di solco) e pertanto renderebbe, a loro dire, il settaggio impreciso;
- secondo altri a determinare la ulteriore forza che andrebbe ad aggiungersi allo skating settato col disco liscio e pertanto impreciso, sarebbe l’influenza della velocità relativa che risulta inferiore sui solchi più interni, come se la velocità relativa del disco liscio non fosse parimenti;
- una ulteriore scuola di pensiero sostiene che l’antiskating non possa essere settato col disco liscio, in quanto lo skating dipende essenzialmente dalla spinta prodotta dalla spirale del solco durante la rotazione, ossia la spinta prodotta dal suo lato esterno;
- un’ultima notazione, ma questo è un altro discorso, la rivolgerei a coloro che sostengono l’inutilità dell’antiskating per VTF superiori ai 2,5 gr.
In riferimento al punto 1. aggiungo che la sola modulazione del solco di regola non aggiunge nulla allo skating, o meglio nulla di particolarmente rilevante, in quanto essendo il solco modulato su ambedue i lati, la forza centripeta prodotta dalla sola modulazione viene equamente distribuita sia verso il centro che verso la periferia, per non dire che l’effetto della modulazione tende a far rimanere lo stilo perfettamente centrato nella mezzeria del solco non potendo di fatto muoversi oltre.
Se poi consideriamo la forza reale prodotta dall’ampiezza della modulazione, quest’ultima avente una larghezza variabile tra i 0,04 e 0,08 mm ed una profondità variabile tra i 0,025 e 0,075 mm, (come dire le dimensioni di un capello), ci rendiamo conto come l’enorme forza impressa al braccio dallo skating, tanto da farlo convergere velocemente e violentemente verso il centro di rotazione anche in assenza di solco, non può essere determinata dalla modulazione ma da cause ben diverse.
Rispondendo al punto 2. non mi risulta esista un braccio corredato di due differenti sistemi antiskating per velocità 33 o 45 giri; pertanto la sola velocità di rotazione, non determinando aumento di attrito, non determina aumento di skating.
Possiamo affermare che l’attrito possa, invece, dipendere dalla VTF, ma la sua quantità deriva essenzialmente dalla natura dei materiali e dalla superficie di contatto che sappiamo essere nell’ordine dei micron.
Va aggiunto che essendo lo stilo di norma centrato rispetto al solco, la VTF non può determinare una forza tendente a far convergere il braccio verso il centro; con ciò intendo dire che le cause dello skating siano determinate per la stragrande maggioranza dai rapporti del braccio col centro del disco e in maniera non misurabile da altri fattori.
Per smentire quanto dichiarato al punto 3. sostengo che è sicuramente vero che il lato destro del solco spinge lo stilo e di conseguenza il braccio verso il centro, ma è altrettanto vero che il lato sinistro svolge l’azione di contenimento della spinta.
Aggiungerei che anche il braccio tangenziale traccia il medesimo solco modulato su ambedue i lati, ed anche in questo caso il lato destro del solco dovrebbe spingere lo stilo verso il centro, ma inaspettatamente un braccio tangenziale correttamente settato è esente da skating.
Per tale tipologia di braccio, dire inaspettatamente forse risulta fuori luogo, mentre riguardo il braccio imperniato va detto che pur tracciando un disco liscio, privo di solco e ovviamente di modulazione, produce ugualmente skating al pari di un disco modulato. Con ciò è chiaro che lo skating non è causato dalla modulazione ma da altre cause.
Infine per quanto riguarda il punto 4. ai tanti sostenitori della tesi che vuole la disabilitazione dell’antiskating con pesi di lettura superiori ai 2,5 gr, andrebbe detto che la circostanza di osservare il cantilever del proprio fonorivelatore perfettamente allineato, non debba indurli a sostenere che il braccio sia privo di skating.
Difatti il cantilever perfettamente centrato deve attribuirsi essenzialmente al fatto che con una VTF di quell’entità, si sta certamente utilizzando un fonorivelatore a bassa compliance pertanto dotato di damper assai rigido poco propenso a deformarsi.
Purtroppo il braccio continua ad essere sollecitato dalla forza centripeta e il cantilever, a seguito della minore deformabilità del damper, viene visto dal braccio come la sua naturale estensione che pertanto tende comunque ad esercitare attraverso lo stilo maggiore pressione sul lato interno del solco con tutti i danni determinati da questa circostanza.
Da tutto ciò è facilmente deducibile come lo skating non sia esclusivamente determinato dalla presenza del solco e dalla sua modulazione; se così fosse lo skating prodotto dalle suddette circostanze, ossia microscopici movimenti dello stilo all’interno del solco dovuti alla modulazione e microscopici movimenti di traslazione orizzontale sulla superficie del disco pari a circa 0,07mm/s dovuti alla spirale del solco, determinerebbe una forza talmente trascurabile tale da aggiungere ben poco o assolutamente nulla alla forza skating.
A questo punto, aiutandomi con grafici e filmati, tenterò di chiarire, forse una volta per tutte, da cosa sia determinato lo skating, essendo quasi certo che le circostanze anzidette non lo influenzino in maniera determinante e non aggiungano nulla al comportamento del braccio imperniato.
Tanto per cominciare diremo che lo skating si verifica nel braccio imperniato, ma anche in un tangenziale mal settato, (vedremo poi per quali ragioni), quando quest’ultimo viene a contatto con la superficie del disco che ruota in senso orario ed è impostato con un overhang positivo (ossia la Lunghezza effettiva maggiore della distanza snodo-perno).
Pertanto quando il valore overhang è correttamente impostato, secondo il dato di fabbrica, lo skating si manifesta sempre e comunque come una forza centripeta di entità linearmente variabile tendente a diminuire leggermente man mano che il braccio si avvicina al centro del disco.
Da cosa è prodotta allora questa forza?
- LA TEORIA DEL BRACCIO IMPERNIATO
Le reminiscenze di fisica e di geometria vettoriale, mi hanno permesso di redigere i seguenti grafici che possono venirci in aiuto per determinare l’origine, il verso e il modulo di questa forza.
Il grafico della fig. 0 rappresenta un disegno introduttivo alla trattazione:
ambedue le spezzate tratteggiate sintetizzano la forma del braccio dotato di angolo di offset con lo stilo coincidente con il punto B’ o con il punto B. I segmenti A-B’ e A-B rappresentano invece due posizioni distinte della simulazione del braccio virtuale costituite da un segmento che si diparte dal proprio snodo A, in quanto l’angolo offset risulta ininfluente nella determinazione dello skating (ne parleremo successivamente).
I grafici successivi illustrano una serie di condizioni, ognuna di esse riporta alcune differenze in primis rispetto alla impostazione del valore overhang e infine al verso di rotazione del disco. Queste differenze determinano comportamenti profondamente diversi riguardo l’intensità o modulo dello skating, la sua direzione e il verso e pertanto ci aiutano a comprendere a fondo il fenomeno.
Va chiarito che in tutti i grafici il braccio prescelto ha una lunghezza pari a 9”, (ma avrebbe potuto avere una lunghezza differente come qualsiasi braccio). Esso, come già detto, viene schematizzato privo di offset ovvero come un segmento pari alla lunghezza effettiva.

In tutti i grafici il comportamento del braccio è stabilito in riferimento a due posizioni, ossia A-B’corrispondente all’inizio e A-B corrispondente alla fine del disco. Rispetto i comportamenti che si verificano in ambedue queste posizioni è facile determinare anche gli eventuali comportamenti sulle posizioni intermedie.
Esaminiamo il grafico 1 della fig. 1:
il braccio è impostato secondo un overhang positivo corrispondente ad una distanza di 15 mm dal centro; quest’ultima si riferisce quasi sempre a bracci da 9”. E’ opportuno ricordare che all’aumentare della L.e. diminuisce l’overhang.
Le forze che agiscono sullo stilo, a prescindere dalla presenza o meno del solco, sono le seguenti:
- la prima è rappresentata dalla forza F1, prodotta dall’attrito radente che risulta tangente rispetto al punto di contatto;
- la forza F1, per effetto dell’applicazione del parallelogramma di composizione delle forze, si scompone in una componente F2 coincidente con la congiungente A-B’ che però viene annullata dalla reazione vincolare dello snodo avente pari modulo ma verso opposto;
- la forza F1 infine si scompone ancora nella componente F3 che rappresenta la forza skating.

E’ interessante notare come in riferimento al braccio A-B’, la forza skating F3 assume una direzione che tende a spingere lo stilo, quindi il braccio, verso il centro del disco. Notiamo ancora come in riferimento al braccio A-B, la forza F3 assume lo stesso verso ma una diversa direzione ed un diverso modulo, quest’ultimo leggermente minore rispetto alla posizione precedente.
Il modulo del vettore F3 viene definito, a parità dei moduli delle forze F1 e F2, dalla minore lunghezza. Con ciò comprendiamo come lo skating tenda a diminuire linearmente quando il braccio si avvicina al centro del disco.
Il grafico 1 si riferisce all’overhang settato correttamente e rappresenta il cosiddetto comportamento canonico dello skating come da sempre conosciuto. (vedi filmati 1 dritto e 1 offset)
In questi due filmati nonostante uno dei bracci sia sprovvisto di offset, si può notare come essi si comportino in maniera perfettamente simile, rafforzando la tesi che il valore offset non implichi alcuna variazione sul comportamento dello skating ma serva esclusivamente a ridurre il cosiddetto errore di tracciamento.
Ora cerchiamo di comprendere approfonditamente come si comporta e quale intensità (modulo), direzione e verso assume la forza skating applicando al braccio alcune variabili alla sua posizione rispetto al centro.
Esaminiamo ora il grafico 2 della fig. 1:
il braccio è impostato mediante l’annullamento dell’overhang facendo pertanto coincidere lo stilo con il centro del disco. Anche in questo caso possiamo notare come le forze che agiscono sullo stilo siano, più o meno, le medesime del grafico 1.
E’ interessante notare come nel grafico 2 la forza skating F3 agente sul braccio nella posizione A-B’, pur conservando la stessa direzione e verso, (cioè centripeto), cambia modulo esercitando quindi una spinta minore rispetto al grafico 1. Notiamo ancora come la forza F3nella posizione A-B conserva la medesima direzione e verso ma cambia ancora il proprio modulo che risulta minore rispetto al grafico1. Quindi anche in questo caso il braccio subisce una forza centripeta ma leggermente minore rispetto al grafico precedente.
.(vedi filmati 2 dritto e 2 offset)
Esaminiamo ora il grafico 3 della fig. 2:
in questo grafico il braccio è impostato secondo un overhang negativo, ossia inferiore di 15 mm rispetto al centro del disco. Distanza improponibile, come nel precedente caso, per un corretto tracciamento ma interessante per il comportamento della forza skating.
Anche in questo caso le forze sono le medesime dei casi precedenti, ma ancora diverso è il comportamento della forza skating F3 (agente sullo stilo) che anche in questo caso è diretta verso il centro.
E’ interessante notare come rispetto ai grafici 1 e 2 la forza F3 agente sul braccio A-B’ pur conservando la medesima direzione cambia il proprio modulo riducendosi in maniera determinante. Profondamente diverso è il comportamento della forza F3 esercitata sul braccio A-B; essa cambia sia direzione che verso, assumendone uno esattamente opposto (centrifugo) che tende a spingere lo stilo e quindi il braccio questa volta verso la periferia del disco. Va notato ancora come la forza skating F3 cambia anche il proprio modulo riducendosi sensibilmente.

Da ciò possiamo intuire come l’intensità dei rispettivi moduli delle forze F3 influiscano nel far rimanere il braccio assolutamente immobile all’incirca verso la mezzeria dell’area incisa in quanto in questo punto la forza F1 sovrapponendosi alla forza F2 assumerà una direzione coincidente con la congiungente stilo snodo. Proprio in quella condizione non sviluppando alcuno skating il braccio inaspettatamente rimarrà assolutamente fermo solo per aver modificato l’overhang. (vedi filmati 3 dritto e 3 offset)
Esaminiamo ora il grafico 4 della fig. 2:
il braccio è impostato secondo un overhang, (raddoppiato rispetto al caso precedente), inferiore di 30 mm rispetto al centro del disco. Anche in questo caso le forze che agiscono sullo stilo sono pari alle precedenti ma non il loro verso e l’intensità (modulo) della forza F3.
E’ ancora interessante notare come rispetto ai grafici 1, 2 e 3 la forza skating F3 agente sulla posizione A-B’ conserva la medesima direzione e il medesimo verso ma rimanendo di fatto centripeta e riducendo però il proprio modulo ossia la forza skating.
Notiamo ancora come nel caso della posizione A-B, la forza F3 invece cambia direzione e modulo, determinando una spinta maggiore rispetto al caso precedente.

Verosimilmente, più o meno come nel caso precedente, ci sarà un punto molto prossimo alla periferia del disco in cui la forza F1 coinciderà con l’asse del braccio e pertanto quest’ultimo, non essendo soggetto a skating, rimarrà assolutamente fermo. Si verificherà pertanto che la forza F3 questa volta tenderà a spingere il braccio verso la periferia ma non riuscirà a proiettarlo fuori dal disco. (vedi filmati 4 dritto e 4 offset)
Il confronto di tutti e quattro i precedenti grafici, lascia intendere come la variazione del valore overhang possa causare comportamenti del braccio macroscopicamente evidenti, lasciando pertanto intendere quanto la variazione di questo valore, rispetto a quello canonicamente conosciuto, determini uno skating inizialmente centripeto, ma che a seguito della sua ulteriore diminuzione si trasforma inaspettatamente in centrifugo.
Esaminiamo ora il grafico della fig.3:
il braccio rimane impostato al pari del grafico 1. L’unica variante sta nel fatto che il verso di rotazione del disco è antiorario. Qualcuno obietterà …”a che serve invertire il verso di rotazione”… Ciò ha un senso anche in diretta dipendenza del risultato che si ottiene in termini di sensibile variazione del verso skating .
Anche in questo caso diverso è il comportamento della forza tangenziale F1 che ovviamente rimane ortogonale alla congiungente stilo centro, conserva la medesima direzione ma verso opposto per effetto dell’inversione della rotazione.
E’ interessante constatare come l’inversione della rotazione, al pari della variazione dell’overhang, comporta la conservazione della direzione della forza F2, che coinciderà anche in questo caso con l’asse del braccio, cambia però il suo verso, anche quest’ultimo direttamente dipendente dal verso di rotazione.
Pertanto questa forza esercita, per così dire, una compressione dell’asse del braccio ma non genera alcuno skating sia nel caso del braccio A-B’ che del braccio A-B.
Notiamo infine che mentre con rotazione oraria in braccio era affetto da una forza skating F3 centripeta, invertendo la rotazione lo skating risulta centrifugo e proietta violentemente il braccio fuori dal disco. (vedi filmati 5 antioraria dritto e 5 antioraria offset)
Pertanto al pari dei casi precedenti dovuti alla variazione dell’overhang, anche la variazione della rotazione causa comportamenti macroscopicamente evidenti, lasciando intendere che lo skating come da sempre conosciuto è determinato da ambedue le combinazioni del valore overhang e del verso di rotazione del disco.
- LA TEORIA DEL BRACCIO TANGENZIALE
Esaminiamo il grafico della fig. 4:
in riferimento al braccio tangenziale valgono le stesse considerazioni del braccio imperniato, visto che il braccio tangenziale può essere, ad ogni buon conto, considerato come un braccio imperniato avente lunghezza infinita.
In questo caso i bracci A-B’ ed A-B anziché ruotare attorno al punto A traslano rimanendo paralleli tra loro. Ciò permette di poter fare delle ulteriori considerazioni; va innanzitutto detto che essendo il braccio tangente al solco per convenzione le forze F1 e F2 sono coincidenti con l’asse del braccio e ambedue ortogonali alla congiungente stilo centro del disco, ciò per la circostanza che l’overhang, nel caso di un braccio tangenziale, è impostato di valore nullo.
In questo caso essendo la F1 coincidente con la F2 il parallelogramma della composizione delle forze non è applicabile e pertanto non si determina alcuna ulteriore forza F3 e men che meno skating.

Per comprendere, anche nel caso del braccio tangenziale, quanto sia determinante il valore overhang, operiamo alcune modifiche al suo valore.
Esaminiamo il grafico 6 della fig. 5:
nel caso di specie viene impostato un overhang positivo, ossia 15 mm maggiore rispetto al centro del disco. La forza tangenziale prodotta dall’attrito radente F1 che viene a determinarsi, ossia quella ortogonale rispetto alla congiungente stilo centro del disco, non risulta coincidente con l’asse del braccio.
La forza F2 viene al solito annullata dalla reazione vincolare, pertanto come nei casi precedenti si determina una forza skating F3 che tende a spingere il braccio A-B’ verso il centro.
Di modulo maggiore e diversa direzione, risulta la forza F3 applicata al braccio A-B che, anche questa, tende a spingerlo verso il centro. In questo caso il braccio sarà affetto da skating centripeto variabile, tendente in questo caso ad aumentare verso il centro.

Esaminiamo infine il grafico 7 della fig. 5:
l’overhang è negativo ossia minore di 15 mm rispetto al centro del disco. La forza tangenzialeF1 che viene a determinarsi sul braccio A-B’, ossia quella ortogonale rispetto alla congiungente stilo centro, anche in questo caso per effetto dell’applicazione del parallelogramma di composizione delle forze determina la forza F2 che viene annullata dalla reazione del vincolo A e la forza risultante skating F3 che tende a spingere il braccio verso la periferia. Anche nel caso del braccio A-B avremo lo stesso comportamento che causa un leggero aumento della forza F3 anch’essa centrifuga.
A questo punto è facile constatare come il braccio tangenziale sarà affetto da skating centrifugo variabile tendente a diminuire verso la periferia ma che in questo caso proietterà violentemente il braccio all’esterno del disco.
Con ciò si è chiarito quanto sia importante, nel caso di bracci sia imperniati che tangenziali, il valore overhang in grado di variare in maniera determinante il comportamento dello skating di ambedue le tipologie.
Ma non basta, dopo questo excursus teorico esaminiamo infine la fig. 6:

Anche in questo caso al pari del braccio imperniato, cambiamo il verso di rotazione del disco. Ci accorgiamo come il braccio A-B’ o meglio il suo stilo, venga interessato dalla forza tangenziale F1 ortogonale rispetto alla congiungente stilo centro.
Essa si scomporrà secondo la forza F2 coincidente con l’asse del braccio che pertanto verrà annullata dalla reazione del vincolo A e secondo la forza centrifuga F3 che spingerà il braccio verso la periferia. In riferimento alla posizione A-B questo caso il braccio sarà affetto da una forza centrifuga assai maggiore ma tendente a diminuire di intensità verso la periferia del disco.
Bene, i grafici teorici ci fanno comprendere come il braccio imperniato, per tracciare correttamente, abbia bisogno della corretta impostazione dei parametri fondamentali (i cosiddetti dati di targa) ossia Lunghezza effettiva, Overhang e Offset preventivamente calcolati mediante la formula di Benjamin Bauer, mentre lo stilo del braccio tangenziale avrà overhang nullo che convergerà obbligatoriamente verso il centro del disco.
Come sappiamo la preventiva impostazione della corretta lunghezza effettiva, intimamente collegata alla corretta impostazione del valore Overhang, determina il regolare funzionamento di qualsiasi braccio e la migliore determinazione della variabilità del valore skating. Il valore offset è assolutamente ininfluente per la determinazione del valore skating, (lo constatiamo osservando i filmati), ma è estremamente importante per determinare il minore scostamento, sia negativo che positivo, dell’angolo di tangenza o di tracciamento.
Da ciò abbiamo compreso come le premesse in testa alla trattazione teorica, rivestano una valenza assoluta nella determinazione dello skating.
Infine è interessante notare come nel caso dei grafici 3 e 4 della fig. 2, il braccio rimane rispettivamente fermo nel primo caso sulla mezzeria mentre nel secondo verso l’inizio dell’area incisa, dimostrando con ciò l’assenza di skating proprio in diretta dipendenza di particolari valori dell’overhang, ed infine dando adito come la forza skating sia determinata essenzialmente dal valore di quest’ultimo.
Un’ultima interessante osservazione la farei raffrontando il grafico 6 della fig. 5 con la fig. 6.Ambedue i grafici si riferiscono ad un braccio tangenziale avente overhang positivo di medesima ampiezza ma differiscono unicamente per il verso di rotazione del disco. Notiamo come le rispettive forze skating F3 conservino la medesima direzione ma abbiano versi diametralmente opposti.
- UN PO’ DI PRATICA
La visione dei filmati in precedenza citati dimostra come i comportamenti teorici risultino perfettamente sovrapponibili ai comportamenti reali.
Sono consapevole che quanto avete osservato nei filmati abbia potuto suscitarvi una certa ilarità, pur tuttavia vi inviterei a riflettere sul comportamento del braccio.
Il braccio a cui mi riferisco, come si vede, è stato realizzato con una cannuccia per bibita senza contrappeso posteriore con infisso uno spillo sul suo estremo anteriore. La VTF misurata con una bilancina elettronica è pari a 0,1 gr quindi assai leggera, mentre per valutare i comportamenti riferiti allo skating mi sono avvalso del disco liscio.
Anche in questo caso pur essendo l’attrito quasi inesistente a seguito di una VTF estremamente ridotta e mancando il solco e la modulazione, il braccio si comporta nella medesima maniera in cui si è comportato durante la trattazione teorica, dimostrando una volta per tutte quanto il valore overhang rivesta importanza strategica nella determinazione dello skating.
Dalla trattazione pratica, sia pur anch’essa di vitale importanza per la valutazione del comportamento skating, escluderei l’inversione del verso di rotazione del disco, solo per la circostanza che ciò non sarebbe proponibile al fine di un ascolto comprensibile dell’evento musicale, mentre un valore overhang diciamo scorretto, ci permette comunque di ascoltare ugualmente un disco ma sicuramente accompagnato da uno skating ballerino e un elevato errore di tangenza che determinano una scarsa qualità della riproduzione musicale.
- L’ANGOLO OFFSET NON PRODUCE SKATING
A questo punto una ulteriore e interessante considerazione può essere fatta in riferimento al braccio imperniato.
Per far ciò è necessario tornare per un attimo al braccio tangenziale. Esso come sappiamo è esente da skating in quanto il suo asse è perfettamente perpendicolare alla congiungente stilo centro del disco, mentre la forza di attrito F1 sviluppata dalla rotazione del disco risulta tangente al solco ed è anch’essa coincidente all’asse del braccio e pertanto non determina alcuna spinta skating F3.
Ci chiediamo allora per quale motivo lo skating di un braccio imperniato, che sappiamo essere anch’esso tangente al solco in due determinati punti chiamati di nullo, in questi punti non si annulla ma continua a spingere indisturbato il braccio fino al centro del disco.
In realtà questa è un’ulteriore motivazione che pone uno spunto di riflessione; la domanda è: come mai un braccio imperniato provvisto di offset non viene visto dal disco come una spezzata, ossia una successione di due segmenti aventi gli estremi in comune, ma come un unico segmento A-B privo di offset?
La risposta sta nel fatto che il braccio imperniato virtuale A-B, costituito solo dal segmento corrispondente alla propria lunghezza effettiva, quando è correttamente settato ossia con l’overhang positivo non risulterà mai tangente al solco nei punti di nullo, anzi rispetto al braccio virtuale i punti di nullo non vengono affatto contemplati.
Pertanto la forza skating F3 non potrà mai azzerarsi su ambedue questi punti, ma continua a persistere in quanto a trovarsi tangente al solco non è il segmento A-B rappresentato dalla Lunghezza effettiva, ma solo il tratto terminale ove sono presenti il fonorivelatore e lo stilo, che risulta deviato dall’angolo offset.
L’annullamento dello skating di un braccio imperniato A-B, come abbiamo avuto modo di constatare dalla trattazione teorica e dai filmati, si verifica solo nel momento in cui esso viene erroneamente impostato secondo un overhang negativo, anzi abbondantemente negativo. (vedi grafici 3, 4)
In questo caso è la congiungente articolazione stilo A-B che viene a trovarsi tangente al solco solo in un determinato punto, la cui distanza al centro, può variare a seconda di minimi spostamenti dell’overhang. (vedi filmato 3 e grafico 4 della fig. 2)
In quel preciso punto, il braccio risulta privo di skating e interrompe pertanto la sua traslazione verso il centro e verso la periferia.
Da ciò risulta chiaro come in un braccio dotato di angolo offset si determina skating solo per la circostanza che quest’ultimo viene visto dal disco come il segmento A-B, privo di offset, mentre il valore overhang è l’unico requisito che determina skating sia nel braccio imperniato che in quello tangenziale.
- L’ANTISKATING
Ci sarebbero ulteriori considerazioni da fare in riferimento all’effettiva efficacia del sistemaantiskating .
Sono rari i sistemi che durante la taratura col disco liscio, meglio ancora vetro da 2 mm di spessore, consentono al braccio di rimanere perfettamente immobile rispetto qualsiasi punto ricadente all’interno dell’area incisa.
Da più parti sento affermare che la taratura debba avvenire per lo più intorno alla mezzeria di quest’area. Ciò rappresenta un errore in termini e mi riesce difficile comprendere come mai la taratura non debba essere riferita anche ai solchi più interni, notoriamente i più difficili da riprodurre, i quali dovrebbero essere oggetto di un corretto controllo dell’antiskating.
I sistemi antiskating oggi adottati sono di tre tipi: quelli meccanici, a pesetto o a molla, e quelli magnetici.
Circa la loro effettiva efficacia, quelli meccanici e a molla soffrono di imperfezioni, vista la loro attitudine ad applicare una forza antagonista quasi sempre costante solo in porzioni limitate dell’area del disco soggetta ad incisione.
Riguardo quelli magnetici, subordinati all’azione di un solo magnete o al massimo ad una coppia, anch’essi sono soggetti a limitata precisione riguardo la corretta applicazione della forza antagonista.
A questo punto un particolare elogio lo rivolgerei al sistema antiskating progettato da Carlo Morsiani e pubblicato sulla rivista Costruire Hi Fi a partire dal n. 15.
Quest’ultimo era composto da ben quattro magneti; i primi due con gli assi longitudinali tra loro paralleli e le rispettive polarità invertite. Essi venivano collocati con i propri assi paralleli ed orizzontali sulla parte mobile del braccio. Gli altri due erano posti con i propri assi posti verticalmente sulla parte fissa del braccio.
Tuttavia, nonostante la bontà del sistema, mi sono permesso di operare una piccola modifica consistente nel disporre gli assi longitudinali di tutti e quattro i magneti coincidenti col piano orizzontale passante per il punto di appoggio del pivot trattandosi di un braccio unipivot.
Questa configurazione in aggiunta alla opportuna regolazione degli orientamenti polari dei magneti e la regolazione dei giusti interventi reciproci dovuti alle rispettive distanze, permette al braccio di esercitare la corretta forza antagonista in grado di farlo restare immobile in qualsiasi punto dell’arco di circonferenza percorso sull’area incisa. (vedi filmato 6 controllo antiskating)
Ciò rappresenta uno straordinario passo in avanti per un efficace controllo della forza skating che permette al fonorivelatore di essere unicamente sottoposto all’interno del solco solo all’oscillazione dell’accoppiata cantilever/stilo, dovuta alla modulazione e a nessun’altra forza.
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