AMPLIFICATORE FINALE AUDIO ANALOGUE AA100DM

L’eccellenza italiana Audio Analogue, apprezzata e riconosciuta in tutto il mondo, ha creato una linea di elettroniche dal costo sostenibile ma dalle prestazioni ragguardevoli.

In questa recensione, come al solito, ho tentato di mettere alla frusta il povero finale ma… 

Antefatto

Il 27 e 28 giugno, presso l’azienda Antichi Vinai 1877, sita in Passopisciaro (CT), ha avuto luogo un evento esclusivo, presentato da Audio Analogue & AirTech, rivolto agli amanti degli impianti audio Hi-End, in collaborazione con Power Technology di Gino Trifirò, patron di Teorema Acustico e responsabile Audio Analogue per la Sicilia e la Calabria.   

In quell’occasione, sono stati presentati due diversi impianti audio di altissimo livello, composti da elettroniche Audio Analogue e Airtech; diffusori Airtech e Qln; cavi e accessori Airtech e BCD.
Trattamento acustico ed elettrico di rete Teorema Acustico a cura di Gino Trifirò.

Decido di partecipare alla dimostrazione perché non ascoltavo prodotti di quel marchio da moltissimo tempo, a parte lo stadio phono Aria, prestatomi da un amico qualche tempo fa.

Preparatomi ad affrontare la solita stanza sguarnita, quasi sempre triste, con sparute apparecchiature, mi ritrovo invece in una struttura luminosa, accogliente ed elegante. La musica è già in volo. La receptionist mi indica una porta, sorridendo.

Beh… sorpresa! 

Trifirò aveva creato all’interno della grande sala ricevimenti uno spazio isolato, acusticamente quasi perfetto.

Una serie di pannelli racchiudevano le elettroniche in dimostrazione e la platea. Il soffitto era costellato di “mattonelle” acustiche dalle sembianze morbido/spugnoso. 

Tutto aveva un aspetto estetico e funzionale molto gradevole.

Il risultato a me è parso davvero ottimo, solo qua e là qualche sparuta coda sui bassi più profondi ma i miracoli, si sa, sono esclusiva dei santi. 

La sorgente in funzione era il duo meccanica CD e DAC. 

Si alternavano al pilotaggio dei diffusori, amplificatori integrati e coppie di pre e finali, tutti in pura classe A, dai pesi, ingombri e costi davvero importanti. 

Viene presentato l’ultimo stadio phono, un modello top non ancora in commercio, dotato di tutte le curve di equalizzazione implementate dal 1948 ad oggi. Il prezzo non era ancora stato deciso ma ho capito che la cifra richiesta sarebbe stata molto importante.

E qui comincia la musica! 

So di essere di parte ma la resa su tutti i parametri del front-end analogico è qualcosa che ha meravigliato tutti.

Abbiamo ascoltato LP di lirica, classica e Jazz, prodotti con varie curve di equalizzazione e ogni volta la sorpresa è stata massima, perché quel sistema tirava fuori tutto il meglio da ogni solco, rendendo realistico e credibile l’evento sonoro. 

Durante la pausa scopro che il giradischi principale aveva subìto un danno durante il viaggio ed era stato sostituito. Quello in uso era un buon Project, dotato di una testina MM (non ricordo più marca e modello). Questo dato mi ha fatto molto riflettere. Perché la riproduzione della musica era plastica, completa e per me totalmente soddisfacente sotto tutti i punti di vista, compreso quello dinamico. Sicuramente una buona MC avrebbe illuminato meglio la scena e rivelato qualche armonica in più. Un buon sistema braccio giradischi avrebbe forse potuto restituire un po’ più di fermezza e dinamica ma… intanto ci siamo goduti quei dischi con avidità e grande piacere.

Al termine della sessione non ho potuto esimermi dal chiedere un buon finale in prova a casa mia. In realtà avevo già adocchiato quello che oggi è oggetto di recensione, interessante per le sue dimensioni compatte e perché la costruzione interna, visibile attraverso il plexiglass, mostrava una schiera di ottimi componenti, accuratamente e ordinatamente disposti sulle proprie schede. 

Descrizione Tecnica 

Finale di potenza completamente bilanciato e senza controreazione.

Circuitazione dual-mono a componenti discreti. Resistenze a norme militari, condensatori in polipropilene.

Trasformatore da 760VA, sei coppie di transistor finali On-Semiconductor (tre coppie per canale).

Cablaggi interni con conduttori in purissimo rame solido 7N OCC, connettori di uscita placcati oro.

Configurabile mono a ponte con kit per il collegamento dedicato.

Disponibile nelle finiture alluminio naturale o nero satinato.

Impressioni d’Ascolto

Appena acceso l’ampli suona un po’ ingessato. È sempre così con tutte le cose nuove, scoccia un po’ ma è normale. È che sono impaziente di esplorare, indagare e scoprire il suono di questo nuovo apparato. 

Metto un po’ di musica in sottofondo e lo lascio “cuocere” per diverse ore. Alzo e le cose vanno un po’ meglio. Capisco che dovrò aspettare qualche giorno prima di sentir ruggire il suo vero carattere. 

Il periodo di stabilizzazione è finalmente terminato. 

Sulle prime il finale mi lascia un po’ così, come se non ci fosse nulla da capire. Di solito colgo subito qualche peculiarità sonora, qualche brillantezza o qualche magrezza/gonfiore sul medio basso. Le voci poi… ogni finale passato da casa mia ha esibito la sua interpretazione. 

Moltissima musica, la più varia, è passata per i circuiti del AA100DM e non percepisco più nessun tipo di variazione nell’impostazione sonora. 

Libero dunque i miei brani test e aguzzo l’udito. 

Roxanne dei Musica Nuda – solo voce e contrabbasso. L’intro è dello strumento. Le note iniziali vengono prodotte attraverso la percussione delle corde con l’archetto. Questo insolito movimento genera una messe di armoniche ad ampio spettro ben udibili, sia delle corde stesse che della cassa di risonanza.

Non tutti gli amplificatori (a parità di impianto) passano indenni il test. In questo caso l’esame è superato in scioltezza. L’acrobatica voce di Petra Magoni però, come ho sempre sostenuto, avrebbe meritato un trattamento più rispettoso delle sue doti naturali, invece…

Fields of Gold di Eva Cassidy – è un brano vocale difficile da riprodurre correttamente, sia in LP, prima stampa USA, che con il recente file 24 bit/44.1 kHz, perché la voce e la chitarra acustica, sollecitano esclusivamente e in modo importante la gamma medio alta del sistema.

Mi concentro quindi sulla capacità dinamica e di risoluzione dell’impianto in quella porzione dello spettro acustico. Mi soffermo sul comportamento del sibilo, perché molto probabilmente la voce fu trattata con un riverbero Lexicon.

Infatti il risultato finale sembra essere proprio quello caratteristico di quel filtro: sibilanti accentuate, con decadimento tipico del marchio. L’introduzione di quell’effetto è finalizzato alla costruzione virtuale di un ambiente riverberante. 

Il nostro cento Watt rivela tutto quanto è inciso senza indurimenti di sorta ma con fluidità e massima trasparenza.

No. 11 di Andrew Cyrille – è un brano di sola batteria e percussioni, dove finalmente si ha la possibilità di ascoltare un set accordato alla perfezione, gustando il suono dei tamburi come quasi mai accade con le normali produzioni.

L’artista è un jazzista informale e compone il suo assolo in modo libero da schemi. I quasi otto minuti di musica sono una progressione verso un’escalation poliritmica molto interessante. 

Naturalmente ho ascoltato il brano a volumi realistici ed è tutto perfettamente udibile e godibile, perché ogni singolo suono è ben distinto, ben riprodotto e saldamente rappresentato nel suo spazio, con i giusti timbri e dinamiche. Molto meglio in LP che in file, perché tutti i piatti di tutte le batterie hanno perso peculiarità, peso, naturalezza, armoniche in cambio della solita stucchevole brillantezza digitale. Peccato.


My Home is in the Delta di Muddy Waters – rimasterizzazione premiatissima della MFSL. Posseggo il long playing OMR 200gr. il Classic Records 200gr. e anche i file Hi-Res 24 bit 192 kHz. In ogni versione è ben conservata l’energia della potente voce del bluesman. Solo però con il MFSL esce fuori anche l’anima di quella musica e ancora un po’ più di dinamica, quella giusta.

Con questo brano sono caduti, e presto defenestrati, una pletora di stadi phono, qualche preamplificatore e alcuni finali di potenza. Ma non quello sotto test. Quando Muddy lancia le sue grida disperate, tali da saturare qualsiasi ambiente d’ascolto, i suoni rimangono comunque limpidi e fermi e, molto importante, nessuna distorsione e nessun effetto lente d’ingrandimento sulla voce.

Be My Number Two di Joe Jackson – è una musica tratta dall’album Body and Soul (anno 1984), registrato dal vivo, nel dominio totalmente digitale, in una ex loggia massonica di New York City, usando pochi microfoni al fine di catturare il naturale riverbero del luogo e l’atmosfera dell’evento. 

Più “morbido” e concreto il suono della prima stampa USA, meno intimo ma più dettagliato il suono dei file 16 bit/44.1 kHz.

Il brano citato inizia con un arpeggio ostinato di pianoforte, poi entra la voce dell’autore. Sul finale vi è un pieno orchestrale che per lunga pezza è stato usato come test di dinamica e tenuta in potenza su molti impianti.

Io però l’ho introdotto anche per verificare la timbrica del pianoforte, dato che in alcuni sistemi, anche importanti, sembra che a suonare sia uno strumento elettrico.

Dopo averlo recentemente riascoltato con diversi sistemi assolutamente TOP e aver persino scritto allo staff di Mr. Joe Jackson, ogni dubbio è fugato: il pianoforte utilizzato in quelle sessioni è un gran coda, dunque acustico (nessuno però ha trovato o ricorda riferimenti riguardo la marca e il modello).

Io questa cosa la sapevo già dall’ottantaquattro, quando avevo un giradischi di plastica e lo stereo delle Mutua… ma avere l’assoluta certezza di questo dato mi mette al riparo dal riportare inesattezze. 

Il bravo Audio Analogue passa l’esame a pieni voti, compreso quello il lungo momento del fortissimo, quando tutti ci danno dentro come matti con il piano, i fiati, il basso e le percussioni.

Saturday Morning degli AEOC – contrabbasso in primo piano, finalmente ben registrato. Tante percussioni della natura più varia, dalle frequenze e intensità diverse agiscono contemporaneamente in poliritmia e polimetria, variamente disposti in larghezza e profondità, in un vasto spazio. La ripresa fu dal vivo in studio, quindi definizione, dettaglio e collocazione spaziale devono essere semplicemente naturali. E così è in effetti ciò che odo. 

Homage to Heifetz con María Dueñas al violino e Gustavo Dudamel alla testa della Simón Bolívar Symphony Orchestra (Deutsche Grammophon). 

A parte la folle zoomata sul violino solista dell’intro, l’orchestra suona fluida correttamente rappresentata timbricamente, dinamicamente e nello spazio. Il violino non è più (finalmente!) quello setoso, tanto caro alla Hi-Fi vecchia scuola, ma rugoso al punto giusto, incisivo, moderno e potente, correttamente posto dinanzi all’ottima orchestra, ma non troppo.

Go Down di Big Freedia – brano scelto per essere ascoltato pochi secondi (dato che è uno spacca timpani) solo per testare il punch della gamma medio bassa ed eventuali code o risonanze in gamma bassa, quando sollecitata con una grancassa elettronica pompata a morte. Anche in questo caso la pulizia è massima e lo smorzamento è esemplare. Mi si contesterà la mancanza di un’ottava e mezza in basso dei miei due vie e quindi la non sollecitazione ambientale in bassissima frequenza. Tutto vero ma la fermezza e la perentorietà nel comandare il movimento dei woofer è farina del sacco dell’ampli. 

Come al solito le musiche commentate non sono che una frazione di tutti gli ascolti eseguiti in questi due mesi, nei quali mi è stato concesso di convivere con questa bella elettronica.

Per completezza aggiungo la mia meraviglia e assegno il punteggio massimo alla versatilità del finale, perché sa riprodurre con religiosità i canti gregoriani della Messa di San Marcello; tutte le sfumature più eteree e delicate del Ludus Danielis, con le sue diverse voci così veritiere, fino alle percussioni più selvagge, ricostruendo sempre in modo naturale l’ambiente in cui quell’opera prese vita. 

Rispetta perfettamente il Rock ‘N’ Roll maligno degli AC/DC in Highway to Hell, riproducendo in modo corretto il suono aspro e insidioso della Gibson SG di Angus Young, la voce irriverente di Bon Scott.

Mostra alla perfezione il volto più tetro dell’Heavy Metal virtuoso dei Van Halen di Women and Children First, che incombe sull’ascoltatore per come lo ha voluto il gruppo e prodotto il grande Ted Templeman: pesante, tagliente, pericolosamente Rock e tutt’oggi innovativo. 

Col Jazz poi è sempre una gran passeggiata nelle storie degli artisti. Alcuni li sento evolversi negli anni attraverso i loro album e concerti. Di altri percepisco il peso delle dipendenze, della depressione, del mercato che si assottiglia, della competizione esasperata fra colleghi, le pressioni delle case discografiche, che poi non pagano per l’Arte che ricevono. 

Il AA100DM in tutto questo sembra divertirsi a riprodurre pedissequamente tutte le infinite varietà di suoni, accenti, sfumature, stili, generi e personalità. 

Anche le innovazioni e peculiarità tecnologiche vengono presentate insieme alla musica, senza mai aggiungere niente di suo. 

Se non avessi ascoltato per così tanto tempo questo Audio Analogue lo avrei giudicato certamente neutro, ma senza capire a fondo i vantaggi di avere in casa un finale che nulla aggiunge e nulla toglie alla musica.

La sua riserva di potenza, apparentemente sovrabbondante per il mio utilizzo, è invece troppo utile (e troppo figo) quando sento i suoni nascere e decadere in modo naturale, compresi quelli impulsivi e istantanei ad altissima intensità, come per esempio il colpo di fucile ne La Folia de la Spagna di Gregorio Paniagua (LP Harmonia Mundi). 

I pieni orchestrali suonano sempre graniticamente stabili e sempre puliti con tutti gli strumenti, a qualsiasi livello di volume.

Ogni riproduzione è completa e senza code né risonanze. La linearità e la coerenza del flusso musicale è totale e senza compressioni di sorta. 

Gli attacchi e i rilasci sono praticamente perfetti. La prontezza, la velocità di risposta, insieme alla definizione del messaggio sonoro è qualcosa che sulle prime può lasciare allibiti. È così e a qualcuno può anche non piacere, è normale. 

Tutti gli strumenti sono sempre rappresentati nelle giuste proporzioni, perfettamente individuabili nello spazio, senza sbavature e ben saldi all’interno del palcoscenico sonoro, qualsiasi programma musicale sia in atto. 

Utilizzo

Il finale AA100DM scalda, ma non troppo. Va posizionato in modo che vi sia abbastanza aria sopra e intorno. Io lo vedrei bene poggiato a terra, magari su di un apposito piano disaccoppiante. 

Il preamplificatore può benissimo essere a valvole, scelta che mi sento di caldeggiare, purché non sia troppo lento e gonfio in gamma medio bassa, come certe cosacce americane di gran blasone, che a me però provocano la narcolessia.

Non dimentico che il suo partner naturale è il Bellini Anniversary di casa Audio Analogue, specialmente perché può essere collegato in bilanciato, con tutti i vantaggi che ne derivano, specie nel caso della biamplificazione, che è sempre un’ottima idea.

Fra le casse moderne a cui abbinarlo, salterei a piè pari e con sdegno tutti quei costosi trapanini, perennemente sbilanciati in alto, per prendere in considerazione oggetti come le magnanime Acoustic May OUD, da me più volte ascoltate in diversi contesti e infine recensite https://www.audiosinapsi.it/hi-fi/acoustic-may-oud-torture-e-sevizie-audiofile/.

Se si vuole restare coerenti col suono definito e accurato del finale, ritengo che diffusori tipo AirTech, Qln, Dynaudio e ATC siano un’ottima opzione.

Data la sua implacabile capacità di pilotaggio e il carattere asciutto e veloce, vedo bene questo finale anche per rinverdire fasti del passato, alle prese con diffusori tipo JBL quelle buone, le “vecchie” ESB serie 7 e serie Gold.

Il cablaggio non deve essere troppo asciutto ma semplicemente equilibrato. Aggiungo solo di non sottovalutare le connessioni, perché non si ha idea di quante informazioni un cavo non adatto può omettere di trasferire da un apparato elettronico all’altro.

Tutto quanto riportato nelle impressioni d’ascolto è stato facilitato dall’introduzione nel mio sistema dei filtri di rete Teorema Acustico, che hanno fatto la differenza.

La sorpresa più gradita, oltre il drastico abbassamento della soglia del rumore è la non compressione della dinamica, fatto comune in oggetti scarsi  e mal progettati. Ne riperleremo.

Conclusioni

L’Audio Analogue AA100DM è un finale dalle spiccate doti musicali, quasi da studio di registrazione: potente, veloce, dinamico, preciso, raffinato e dal suono neutro e linearissimo. 

La scelta progettuale di Audio Analogue è secondo me molto interessante, perché questo amplificatore contiene caratteristiche tecniche e sonore dei suoi fratelli maggiori in classe A, ma con minor potenza; di conseguenza il prezzo di vendita è idoneo alla sua classe d’appartenenza, cioè quello d’ingresso nell’Olimpo Hi-End.

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