LOSTINWHITE – Unstable CD Irma Records IRM 2012, EAN 8056234422837, distribuito da www.self.it

Qualcosa di Personale

Il deus ex machina dei Lostinwhite, Vittorio Bianchi, è una mia vecchia conoscenza e a lui, ma innanzitutto alla scuola di musica “L’Ottava” di Brescia, della quale è stato direttore (oggi è insegnante di pianoforte), mi legano bellissimi ricordi.

Ricordi nostalgici risalenti al periodo in cui il mio primogenito frequentava il corso di chitarra.

Corso talmente efficace, completo e motivante da averlo reso quel rocker di successo che ora è (non in patria, purtroppo).

Il Progetto Lostinwhite

Nasce dalla mente di Vittorio Bianchi, tastierista, compositore, arrangiatore, produttore dalle indiscusse doti tecniche e musicali, e dal suo amore per la black music più recente: acid jazz, jazz-funk e soul. 

Io però nella sua musica percepisco anche il profumo degli Steely Dan ed ancor di più del grande Donald Fagen di The Nightfly, al quale tanto deve il moderno pop.

La Band

In generale assortire un gruppo musicale in grado di eseguire in modo credibile la nuova black music, per di più ad un livello molto alto, come in questo caso, non è impresa banale.

Se poi le composizioni ambiscono ad esprimere anche la personalità dell’autore, allora più di qualcuno potrebbe avere dei seri grattacapi nel reperire artisti di adeguata statura.

Per Vittorio Bianchi invece realizzare il suo ambizioso progetto, esattamente così come da lui ideato, immagino sia stato più facile che per chiunque altro, dato che il suo gruppo è formato da suoi amici musicisti, professionisti di lunga data.

Fra questi ho ritrovato un’altra mia vecchia conoscenza: l’ottimo sassofonista Angelo Peli, ascoltato spesso alla fine degli anni ’80 nel circuito jazz bresciano.

La sezione ritmica dispiega Roberto Gherlone al basso; Arki Buelli alla batteria; alla chitarra Andrea Fazzi.

Chi dona giusta voce alle canzoni è la giovane America, al secolo Sofia Anessi.

Il CD Unstable

Di solito ascolto le novità distrattamente, come se la musica provenisse dalla radio, proposta da un oscuro DJ. Intanto gironzolo per casa, magari lavoricchiando un pò, tanto per vedere cosa accade: cioè se, quando e quanto la mia attenzione viene catturata, se mi fermo a sentire o se mi viene voglia di interrompere l’ascolto per… cambiare canale.

Beh, la mia prima reazione è stata il sorriso. Il CD comincia con la title track Unstable.

I primi sette secondi sono impegnati da percussioni leggere e charleston, poi entra la grancassa, quindi i violini (sintetici) in stile disco music. Infine insieme entrano basso, chitarra wha-wha e il Fender Rhodes (molto amato da Vittorio).

Sofia si introduce con un agile vocalizzo e la prima strofa un po’ tesa, con quel ripetuto “smoking nervous”, è già nell’aria. Il ritornello un po’ disco anni ’70 riporta all’ottimismo e così mi sono scoperto ad ancheggiare sul posto, sempre col sorriso stampato in faccia. 

Unstable è un brano facile all’ascolto ma la sua costituzione è un insieme di delicati equilibri e il fatto che sia ballabile è un valore aggiunto ad una composizione raffinata, sicuramente orecchiabile ma non ruffiana. Bello l’assolo di flauto.

I brani che seguono sono quasi tutti un po’ più impegnativi, per esempio la cover di For Once in my Life già eseguita da Frank “the voice” Sinatra e dall’immenso Stevie Wonder, qui suonata dai Lostinwhite con grande sicurezza e passione ma anche originalità, perché il Bianchi non ha scelto di ricalcare pedissequamente le orme dei big ma di regalarci la sua versione di un classico senza tempo.

E qui non posso non lodare l’incredibile abilità e musicalità della cantante. Sofia esegue senza timori e con grande naturalezza la sua “pericolosa” parte, esibendo una tecnica oserei definirla ‘acrobatica’ ed una musicalità davvero mirabile.

Segnalo The Week, un pezzo che trae libera ispirazione dall’aforisma di Paolo Cohelo: “una settimana è un tempo sufficiente per decidere della propria vita”. Esso è caratterizzato dal sapore un po’ soul alla Blue Note dei fiati, dal groove conclamato ed incalzante.

La versione “full” del brano è  in rotazione da tempo su Radio Montecarlo. Non solo ma esso è stato scelto come singolo prima del lancio dell’album, che avverrà il 5 di Novembre.

Aggiungo la meditativa Once in a Lifetime, cantata in modo mirabile ed impeccabile, canzone proveniente da una colonna sonora anni ’60, quindi trasposta e trasfigurata nell’aspetto da Vittorio Bianchi, rendendola una chicca senza tempo. You Are So Mad è il brano più inserito nella tradizione della musica afroamericana, con un testo di grande sensibile attualità. Qui il sassofono di Angelo Peli pone il suo suggello con un assolo da brivido.

Gli altri brani sono qualitativamente allineati a quelli già citati, nessun riempitivo mi pone nella condizione di skippare, anzi mi ritrovo spesso a canticchiare Do It, What If o la stessa Unstable quindi… basta spoilerare, tanto l’intero l’album è tutto molto godibile.

A Musica Spenta

Ho ascoltato Unstable in ogni modo oggi possibile, in ogni luogo, in diverse situazioni e la conclusione è sempre la stessa: un gran bel lavoro! 

Anzi gran bella musica.

Ogni brano è una piccola lucente perla incastonata in quello che è un progetto musicale di ampio respiro, perfettamente eseguito e tenacemente perseguito. A tal proposito vorrei soffermarmi su un paio di concetti: Unstable non è un insieme di canzoni ma un album dalla evidente coerenza stilistica, quasi fosse un concept album.

Tutto il CD si ascolta d’un fiato, ripetutamente, con piacere leggero ma… se ci si sofferma sulla costruzione di ogni singola canzone, se si analizza ogni singolo strumento all’interno dell’architettura musicale d’insieme, si scopre un mondo complesso, pulsante e pieno di idee perfettamente legate le une alle altre. In poche parole: cura maniacale nella scelta dei suoni, dei tempi, dei ritmi e arrangiamento certosino, funzionale e musicale.

Ma al di là di ogni altra considerazione dico semplicemente che le canzoni funzionano.

Tutti musicisti mi hanno stupito in qualche modo per la loro capacità di partecipare al progetto con maestria e coinvolgimento ma specialmente con la loro peculiare personalità.

La cantante America (sarà per la sua giovane età) è colei che però mi ha spinto ad ascoltare ogni canzone con maggiore concentrazione, perché le sue doti vocali hanno davvero dello straordinario.

Voglio dire… di straordinario per me non c’è tanto la preparazione tecnica, benché davvero notevole, quanto la capacità di comunicare, di porgere il messaggio contenuto in ogni canzone in modo appropriato, fresco, elegante, abbastanza personale ma, come si diceva una volta, con sentimento.

Conclusioni

Un gruppo di artisti veri che suonano con strumenti musicali veri musica originale, oggi potrebbe sembrare anacronistico o strano o addirittura folle, eppure questo è il solo modo di suonare la musica, benché oneroso sotto il profilo economico e lavorativo e, dati i tempi, anche rischioso. Per questo ammiro lo sforzo che immagino abbia comportato portare a termine Unstable

Fortunatamente la casa discografica IRMA ha riconosciuto la qualità della proposta dei Lostinwhite ed eccoli qui: al loro primo CD. 

Se dovessi individuare solo tre aggettivi per definire Unstable direi: raffinato, coinvolgente, colto.

Ma le definizioni hanno i loro limiti e le sintesi non hanno mai giovato a nessuno. Perciò l’unico modo per capire quanto tutti gli amanti del genere hanno bisogno di Unstable è ascoltarlo su Spotify o guardare i video dei Lostinwhite su youtube o, ancora meglio… procurarsi il CD!

Ad Usum Audiophili

Unstable suona anche bene. Si sente che è un “prodotto da studio” ma si sente anche il manico dietro le riprese e la produzione.

La parola chiave è ancora una volta qualità ed equilibrio. Tutti gli strumenti sono perfettamente descritti sin nelle nuance e il mix è perfettamente bilanciato. Ottima la ripresa della voce. In alcuni momenti solo i fiati mi non convincono del tutto ma può benissimo essere una scelta di produzione, quindi OK.

Per il resto credo questo lavoro possa soddisfare anche i più esigenti dal momento che nulla viene nascosto all’udito e nulla di quello che si ode fa desiderare qualcosa di diverso.

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