“DI VINILE E ALTRE STORIE”

libro di Nicola Iuppariello.

L’ amore per la musica ha portato l’autore del libro a una disamina accurata e accorata di quello che è oggi il fenomeno della fruizione musicale, nonché il portato storico e culturale dei dischi in vinile.

In un periodo di grande diffusione della musica cosiddetta liquida, di generale svalutazione e critica – in termini tecnologici – del disco nero, l’autore novello Don Chisciotte ne decanta il valore che va oltre la mera  funzione musicale.

Sospeso tra madeleines proustiane e connotazioni di chi noi siamo in termini sociali e culturali, il libro è un inno al vinile dove però alcuni presunti lati negativi (compulsione all’acquisto, mania collezionistica, smania modaiola) vengono messi in evidenza.

L’ inutilità dell’ennesima ristampa per cavalcare la moda e approffittarsi dell’utente inesperto viene criticata e l’autore mette in guardia gli appassionati sul come evitare le insidie del mercato.

Non è un elenco di dischi da possedere e nemmeno una dissertazione sui generi musicali o su determinati artisti. È un dotto (si citano Adorno e Benjamin) e informato elenco dei motivi per cui un album in vinile (possibilmente originale) fa parte della nostra storia di vita, ci dice chi siamo e chi siamo stati.

Per chi mi conosce è inutile dire che per me tutto ciò è grasso che cola.

Raccolgo vinili stereo e mono da 50 anni sopratutto in edizione originale e ante quam 1980. Le incisioni in digitale post quam 1980 in mio possesso sono molto poche e concordo con chi trova poco congruo possedere l’edizione in lp di un disco nato in digitale.

Il genere musicale qui conta poco. Quello che conta – e che il libro mette in evidenza – è il possesso di una parte di storia, di un documento artistico nato e voluto così come è stato pensato e ideato dagli artisti e dai produttori del tempo.

Ecco perché trovo noioso che Giles Martin, figlio dello storico produttore dei Beatles, rimetta mano in digitale per l’ennesima volta agli album dei Fab Four.

A Palermo, nella chiesa di San Lorenzo, la Natività del Caravaggio scomparsa negli anni ’60 dello scorso secolo è stata sostituita con una immagine rielaborata in digitale della famosa  pala d’altare sicuramente più chiara e leggibile dell’originale ma non è la stessa cosa. Si perde l’emozione del capolavoro, della sua unicità. 

Quoto alcune frasi significative :

“Alla base della volontà del possesso di un disco c’è la volontà, spesso inconscia, di riappropriarsi di sé”.

” La scelta e raccolta di dischi diviene rappresentazione dell’individuo, esprime il suo essere attraverso le sue scelte”.

” In una collezione non è importante quanti titoli siano presenti ma quali titoli, che molto spesso ci raccontano della persona che li possiede”.

Il libro è corredato da interventi di personalità del mondo musicale e di addetti ai lavori i quali approfondiscono ancora di più il valore  e i motivi  della rinascita del medium da molti di noi tanto amato.

Il volume è disponibile sia in forma cartacea che in e-book nelle maggiori piattaforme di vendita.

 Ne consiglio la lettura sia a chi è un convinto amante del disco nero che a chi, ancora giovane, voglia approfondire e scandagliare un fenomeno che, nato 75 anni fa, ancora fa parlare di sé per i suoi risvolti culturali, sociali, tecnologici ma anche di intrattenimento e gioia di ascoltare la musica che amiamo.

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