BREVI NOTE D’ASCOLTO DEL TOPPING D 90 MQA

Ho tenuto in prova il Topping D90 MQA per circa una ventina di giorni, inserendolo nei miei impianti di riferimento, il principale con:

  • diffusori Usher Ac 10
  • preamplificatore ARC LS 25 MKII
  • finale Krell FPB 300
  • music server allo stato dell’arte due telai, realizzato da Pino Moschetta ed alimentato in lineare

il secondo impianto:

  • diffusori Castle Howard S2
  • amplificatore integrato Raysonic Sp 88 con valvole di potenza 7591

il terzo impianto con:

  • amplificatore integrato Krell S300i
  • diffusori Thiel Cs 1.6.

Ebbene, l’ho fatto rodare per circa 150 ore di funzionamento, prima di mettermi ad ascoltare con il dovuto impegno ed attenzione.

Lo dico subito, prima che qualcuno si faccia qualche cattivo pensiero: non è un ammazzagiganti; quelli esistono solo nelle favole e nelle leggende, tranne rari, rarissimi casi che non superano il numero delle dita di una mano. Nella mia quasi quarantennale esperienza ho trovato più giganti che non erano giganti che nani che li ammazzassero.

La connessione che ho utilizzato principalmente è quella usb, con cavi usb di buona qualità a partire dallo Starlight Ultraviolet, arrivando al cavo in argento puro realizzato per me da Pino Moschetta, che utilizzo con il mio dac Young DSD nel secondo impianto.

Ho utilizzato anche la connessione Bluetooth connettendo il mio cellulare ed ascoltando l’app di Tidal attraverso questa connessione. Come sorgente principale ho usato i miei vari music server, uno per ciascun impianto con player HQPlayer per la musica digitale in formato residente (stivata nei miei Hard Disk) o Tidal per lo streaming.

Man mano che aumentavano le ore di funzionamento il dac ha continuato a migliorare fino a circa 100 ore, da quella tappa in poi per le 50 ore successive posso dire che le prestazioni del dac si sono stabilizzate e plafonate, non notando miglioramenti eclatanti.

Leggo che alcuni sostengono che ci vogliano almeno 200 ore, ma da quello che ho visto e ascoltato mi sembra improbabile.

Per accelerare il burn in, ho tenuto il dac in repeat con la traccia del Densen De Magic per un giorno intero.

Onde approfondire la conoscenza con questo apparecchio e farmene un’opinione ho alternato i suoi ascolti con i dac di mia proprietà, segnatamente per ordine di costo e importanza : Merging Technologies Hapi con alimentazione lineare separata, M2Tech Young DSD con il suo alimentatore Van Der Graaf, Topping D50 con alimentatore lineare Zetagi FT 146.

Appena sballato, collegato, configurato e messo a suonare “alla bruttazza”, il piccolo dac si è comportato come mi aspettavo, un suono accettabile, ma chiaramente acerbo. Ho utilizzato i migliori cavi a mia disposizione per il collegamento analogico al pre mettendo gli ART MIllenium 6000 bilanciati ed anche provando in sbilanciato gli ART Millenium 4000.

Come cavo di alimentazione ho utilizzato dapprima un cavo commerciale di buona sezione schermato, il Lap Ollflex 3×2,5, per poi optare per l’Analog Reserch Silver Raincoat in rame e argento. Ho messo il piccolo dac nelle migliori condizioni di esprimersi.

Dunque, ricapitolando, dando per presupposto che le migliori prestazioni questo dac le offre con il pc transport ho condotto i test di ascolto con la solita sequela dei mie brani di riferimento, una compilation che mi preparai nel 2016 allorquando fui chiamato dagli organizzatori a presiedere la prima edizione del premio FERSON alla manifestazione nazionale di musica e hifi denominata Apulia HIFI Show. Dunque si tratta di brani che conosco a menadito.

Il dac oggetto della prova è dotato di alimentazione lineare integrata implemeantata all’interno con componentistica di buon livello, mentre la conversione d/a è affidata ad un chip dac giapponese della AKM, modello 4499EQ, che pare essere molto performanete da un punto di vista dei numeri e dati di targa, ma quello che io ho fatto non è stato misurare, ma ascoltare.

Dunque, dicevo il dac, man mano che ha suonato, accumulate sufficienti ore di rodaggio e funzionamento ha cominciato a palesare le sue caratteristiche sonore.

In primis ha dimostrato di essere un dac con gli estremi di gamma abbastanza arrotondati, soprattutto la parte alta non è iperdettagliata, pur apparendo corretta, mantenendo una certa eufonicità come da consuetudine della Ashai Kasei.

Dunque una prestazione sulle medio alte frequenze abbastanza dolce e rotonda, non iperdettagliata ma comunque manchevole di nulla.

Per quanto attiene alle note gravi, il basso appare pieno e rotondo, pur mancando un po’ di articolazione e definizione rispetto alle mie abitudini. Ho ascoltato i pcm lisci, i dsd lisci ed anche come mia consuetudine i file 44,100 in pcm convertiti al volo sia in dsd 128 che in dsd 256.Il Topping d90, esprime il meglio di sé nella riproduzione in DSD, laddove anche quando si ascoltano file PCM convertiti al volo in DSD, il suono diviene ancora più analogico e perde quella connotazione tipicamente digitale che la caratterizza in PCM.

In questa modalità il palcoscenico si amplia e si distribuisce meglio nello spazio.

Dal punto di vista timbrico il dac appare essere corretto, anche se rotondo agli estremi di banda, con un decadimento armonico abbastanza rapido che comporta una profondità della scatola sonora che privilegia le due dimensioni orizzontali e verticali rispetto a quella prospettica.

In ogni caso, nel mio sistema, la caratteristica principale che ho notato, qualsiasi sia il filtro digitale impostato (FL1 o FL2), è quella di un suono molto monitor, proiettato in avanti che contribuisce a creare un effetto presenza, ma tende a concentrare il palcoscenico virtuale tutto fra i diffusori, slegandosene soltanto in modalità DSD quando il palcoscenico si allarga ai lati dei diffusori pur di poco, senza mai svincolarsene completamente.

In ogni caso questa caratteristica del TOPPING D90, si fa apprezzare soprattutto con la musica “elettrificata”, rendendo il rock molto coinvolgente. Per la musica acustica, jazz e classica è invece un limite, in quanto il palcoscenico ristretto nelle tre dimensioni tende a far appiattire l’immagine e ad impastare i contorni degli esecutori.

Ciononostante, è sempre piacevolissimo e comunque capace di svelare i particolari delle incisioni, continuando, pur nella sua eufonicità ad essere spietato nei confronti delle cattive registrazioni.

Nell’uso col bluetooth si è dimostrato piacevole con una connessione stabile e continua entro un raggio di circa 10 metri, se diretti. Quando si frappone qualche muro o ostacolo a volte tentenna e palesa i limiti di questa tipologia di conenssione.

Nello streaming con Tidal, dotato della decodifica MQA estrae il meglio da tale algoritmo facendo sentire la netta differenza fra le tracce hifi e quelle master. Relativamente a Tidal, comunque, devo sottolineare che il pregevole servizio, per giunta economico con gli abbonamenti family, si dimostra un grande alleato nella scoperta di mondi musicali sempre differenti ma ahimè, per la sua connotazione e secondo la mia esperienza, si pone qualche gradino sotto la riproduzione con pc transport cui sono abituato e che prediligo nettamente.

Diciamo che per me Tidal rappresenta l’ascolto rilassato, disimpegnato, ma quando voglio “correre in pista” è altra la strumentazione di cui ho bisogno.

Concludendo, un ottimo apparecchio il Topping D90 che vale ogni centesimo che costa e che offre una completa prospettiva di metodi di utilizzo con un panel di connessioni eclettico e variegato.

Nella categoria fra i 700 e fino a 1000 euro, è un dac da tenere in considerazione qualora si cerchi un apparecchio così completo e versatile.

leggi altro articolo di Vincenzo Genovese

leggi altra recensione dac