AR 3 Acoustic Research Loudspeakers e George Szell, ovvero…quando il WAF ( Wife Acceptance Factor ) crea disastri.

 Durante gli anni ’50 e buona parte degli anni ’60 il famoso direttore d’orchestra George Szell fu alla guida della Cleveland Symphony Orchestra (CLSO), un’orchestra di secondo o terzo rango – prima della sua venuta – e che dopo la sua lunga stagione alla direzione si guadagnò un posto tra le grandi compagini musicali americane.

 Costui si trasferì in USA nel 1939 già direttore e pianista famoso in Europa dove aveva diretto con buon successo diverse orchestre di fama guadagnandosi l’ammirazione incondizionata di Richard Strauss del quale era discepolo e amico intimo.

 Dopo diversi anni alla guida di alcune orchestre minori, nel 1950 approdò a Cleaveland, ricca città industriale dove una classe borghese facoltosa reclamava un’orchestra cittadina che desse lustro alla comunità locale. 

 Erano gli anni del boom del microsolco e la musica, tramite i dischi, poteva arrivare nelle case di molti americani.

 La CBS americana mise sotto contratto la CLSO e il suo direttore creando una apposita etichetta ( la Epic) per non interferire con le numerose contemporanee uscite di dischi di Leonard Bernstein alla guida della New York Symphony ( anche lui sotto contratto con la CBS) e non dare luogo a dissidi tra due artisti entrambi dotati di forte personalità e di un ego sopra la norma.

 Szell era noto per il carattere rigido, autoritario e spesso irascibile, pretendendo estremo rigore dalla sua compagine orchestrale. 

 Essendo stato anche un valido pianista negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso e avendo suonato con i migliori direttori e le migliori orchestre della Mitteleuropa, spesso a Cleveland durante la preparazione e le prove di un concerto scendeva dal podio e in modo perentorio mostrava al famoso pianista di turno come eseguire un determinato passaggio.

 A tale proposito esistono alcuni esileranti aneddoti riguardanti A. Previn al piano e G. Gould alle prese con il rigido direttore ma raccontarli significherebbe dilungarmi troppo. 

 I critici musicali di tutto il mondo – e la sua consistente produzione musicale su dischi lo testimonia – furono concordi nell’ esprimere grande plauso all’opera di Szell compiuta a Cleveland proclamando la sua direzione il più compiuto esempio di come rendere il suono di una grande orchestra sinfonica simile a una compagine cameristica di pochi elementi dove il discorso musicale si amalgama alla perfezione in modo chiaro e rigoroso e diventa il tramite delle intenzioni del direttore. 

 ” Va bene..” direte voi ma le AR 3 che ci azzeccano? 

 Aspettate!

 È prevedibile che il maestro Szell volesse ascoltare a casa sua i frutti del suo lavoro e giudicare il risultato. La CBS gli fornì un impianto stereo domestico …naturalmente il meglio in assoluto che il mercato permetteva nei primi anni ’60. 

 La scelta delle casse cadde su una coppia di AR 3 che la moglie del maestro pensò bene di nascondere subito tra due mobili disposte a poca distanza tra loro, appoggiate sul pavimento e sovrastate da una mensola sporgente.

 Quando i produttori CBS chiedevano al maestro che ne pensasse dei dischi, questi si lamentava del suono opaco, fiacco e poco coinvolgente e considerava i lavori fatto dai tecnici dei madornali errori.

 Pretendeva da loro un suono più squillante e incisivo che facesse risaltare gli strumenti ad arco e i salti di dinamica.

Il carattere dittatoriale del maestro e la posizione di factotum comportava che ogni suo desiderio fosse un ordine.

 La cosa andò avanti per decine di incisioni con la produzione che dava precise istruzioni ai tecnici i quali furono costretti a rimasterizzare i nastri lavorando di equalizzazione, aumentando le alte frequenze, espandendo la dinamica e caricando l’ambienza prima di inviare il nastro, così rieditato, al reparto di incisione delle lacche per produrre il vinile.

 Fortunatamente a qualche responsabile dello staff sorse un dubbio e mandò un tecnico audio a verificare l’impianto domestico del maestro. 

 Bastò fare un po’ di spazio intorno agli altoparlanti e sollevarli circa 35 centimetri da terra che tutto tornò a posto e finalmente il suono risultava soddisfacente . 

 Ma oramai il danno era fatto ed è notorio che molti dischi della CLSO con etichetta Epic sono snobbati dagli audiofili risultando spesso affaticati all’ascolto e con un equilibrio tonale poco naturale e sospetto. 

 Si è dovuto attendere più di a trent’anni che, in piena era digitale, qualcuno mettesse mano alle work parts dei nastri originali e rimasterezzasse il suono con gli equilibri tonali corretti. 

 Le ristampe su normalissimi Red Book CD delle registrazioni della CLSO suonano meglio dei rispettivi vinili ( forse uno dei rari casi In cui ciò avviene). 

 E i talebani del vinile come noi che fanno? Dove si attaccano?

Rinunciano alle magistrali esecuzioni del maestro Szell? Nemmeno per sogno. 

C’è un passaparola on line e nei vari forum dove si mette in evidenza la ristampa in vinile che suona meglio secondo i canoni audiofili. 

 Sembra che le ristampe eseguite in Germania dalla CBS tedesca partendo da nastri di seconda o terza generazione siano il meglio che ci sia a disposizione per non privarci della cifra artistica del maestro Szell.

 Breve nota finale: I diffusori Acoustic Research AR 3, AR 3a, AR 10 P Greco etc. sono ancora oggi, dopo più di 60 anni, nel cuore di molti audiofili.

Chi ne possiede una coppia li tiene cari come rare reliquie e per rispetto ed eccessiva precauzione, stenta a farli suonare alternandoli con altri diffusori a loro meno cari affettivamente. 

 Esistono forum a loro dedicati e un gruppo FB italiano attivissimo e preziosissimo, amministrato da un caro amico, dove conoscere la storia di questo glorioso marchio, trovare occasioni (si fa per dire; se in buone condizioni costano), ricambi e DIY per ripristinarle a dovere.

Digitare su FB ” Acoustic Research Speakers”.

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